Intervista ad Antonello Cresti e Francesco Paladino, in occasione della campagna Crowdfunding per il docufilm su Juri Camisasca

In questi giorni parte il lancio della campagna crowdfunding per il docu-film su Juri Camisasca, “Non cercarti fuori“. Artefici e portavoci di questa nuova sfida sono il saggista Antonello Cresti e il regista Francesco Paladino, che si raccontano per l’occasione sul nostro sito. Il loro intento, citando le loro parole di presentazione al progetto, è quello di realizzare “un’opera filmica che, come indica Jodorowsky, possa curare e non fermarsi al puro atto estetico” e “scoprire un personaggio di culto della scena musicale degli ultimi decenni, nel quale opera artistica e scelta esistenziale si compenetrano perfettamente“.

A chi volesse approfondire e contribuire attivamente a questa imperdibile iniziativa rimandiamo al LINK ufficiale, ricordandovi che la campagna di raccolta fondi si chiuderà il 31 dicembre 2017.

Valeria Ferro: Juri Camisasca incarna alla perfezione un’esistenza fatta di ricerca, artistica ed umana. Quanto è importante per voi la ricerca nella vita e nel vostro lavoro?

Antonello Cresti:  Il caso di Juri Camisasca, hai detto bene, è per me sempre stato uno stimolo, un pungolo, una ispirazione per tentare di condurre una vita in cui la spinta creativa si saldasse ad una volontà di stare altrove. “Vivere nel mondo, senza essere del mondo”, per citare una frase che Juri conosce molto bene… Da questo punto di vista mi viene da dire che ogni pensiero, ogni atto sono momenti di ricerca e guai a pascere nel ristagno: potrà magari essere più consolatorio sul breve termine, ma sulla lunga distanza simili atteggiamenti sono incapacitanti e autodistruttivi. E mi sento anche di dire che, in realtà, non ci sia stato di grazia maggiore di quello dato da una “stabile instabilità”.

Francesco Paladino: Ho iniziato a “ricercare” a 7 o forse 8 anni; ho ancora le registrazioni di tromba e giradischi che inventai…la mia vita è tutta una sperimentazione, non riuscirei a vivere senza provare a vedere con la voracità e l’incoscienza che mi contraddistingue. E’ una sete, che mi conduce in itinerari che il mese prima nemmeno immaginavo. “Juri” segna una tappa importante del mio lavoro cinematografico perchè è un personaggio vero che devo riuscire a ritrarre come è , nella sua reale essenza. Una sfida importante.

Valeria Ferro: Antonello, dopo il CD tributo a Claudio Rocchi un film su Camisasca è il proseguimento naturale del tuo progetto “Solchi sperimentali”, nato su carta e ormai sempre più multimediale. Da dove nasce il tuo interesse per Juri? Quali sono i punti in comune, a tuo avviso, con Claudio Rocchi?

Antonello Cresti: Diciamo che progetti come quelli dedicati a Rocchi e Camisasca possono essere intesi come avvicinamenti della lente di ingrandimento sulla grande mappa delle musiche altre. Come dicevo prima per me Camisasca è stato un grande ispiratore: avevo 14 o 15 anni ed ascoltavo le sue canzoni “mistiche” e in esse avvertivo una rivolta radicale, definitiva, che non trovavo nella musica di ispirazione politica. C’è un brano, “La Nave dell’Eterno Talismano”, che letteralmente mi ha salvato dagli stati d’ansia che avevo covato durante la mia infanzia, insegnandomi a “lasciar passare come aeroplani” i pensieri. Inoltre attraverso Camisasca ho scoperto e poi approfondito la straordinaria tradizione del Canto Gregoriano, una forma musicale che – oltre che bellissima – io sento ancora molto attuale, come tutte le cose che stanno al di sopra del Tempo. I parallelismi con Rocchi, che ho conosciuto personalmente, direi che possono stare proprio nella inesausta ricerca, anche se Claudio (te lo avrebbe confermato anche lui) procedeva molto per fasi.

Valeria Ferro: Dopo il film “Solchi Sperimentali – The Movie“, questa è la vostra seconda collaborazione. Come è nata questa nuova iniziativa?

Antonello Cresti: Iniziamo col dire che collaborare con Francesco è una cosa molto piacevole e naturale poiché siamo molto in sintonia e spesso ci completiamo, oltre ovviamente a stimarci reciprocamente. Ho avuto questa “illuminazione” del docufilm su Juri qualche mese fa e l’ho esposta in dieci minuti a Paladino che ha subito raccolto e rilanciato. Da lì a passare ai fatti saranno passate si e no due settimane…

Francesco Paladino: Non è vero che tutto quanto mi si propone io realizzo. Solo i progetti che reputo importanti, densi di significato, ed un film su Juri lo è. Lo è perchè c’è tanto da dire, perchè ci sono amici disposti ad aiutarci in questa avventura, lo è perchè Juri ha fiducia in noi. Ecco, lavorare con Cresti è trovare buona parte del lavoro di “contatti” già pronto “per l’uso”, e poi è piacevole perchè entrambi abbiamo gli stessi ritmi forsennati. Tutto è nato da una “zona comune” di interessi tra i quali figurava anche e sopratutto Juri. da lì a “fare qualcosa” è stato un attimo.

Valeria Ferro: Il film “Solchi Sperimentali” è stato accolto dal pubblico con successo. Vi aspettavate un tale entusiasmo dal crowdfunding?

Antonello Cresti: Avendo vissuto a contatto con le persone gli ultimi tre anni della mia vita, tendo oramai ad avere sensazioni molto precise sulle possibilità di successo di un progetto. Dunque ti confesso che – anche nello scetticismo di molti – ho sempre pensato che ce l’avremmo fatta. Detto questo è evidente che  – in ogni caso – il dato del crowdfunding contiene elementi sorprendenti e anche di insegnamento per il futuro. Cercheremo di farne tesoro per il futuro, poiché senza la verifica del pubblico nessun progetto ha per me senso di esistere.

Francesco Paladino: Sinceramente no, non mi aspettavo tutto questo  interesse e badate bene SENZA NEMMENO UNA RECENSIONE  su un giornale musicale! E pensare che sia io che Antonello siamo “critici musicali” e scriviamo su riviste… Inoltre si trattava non già di un documentario, ma di una fiction ironica, graffiante e sperimentale… quando ho visto che c’era tutto questo interesse, dimostrato dall’esito positivo del crownfunding e dai commenti post produttivi… beh mi sono davvero entusiasmato. E’ stata una eccitante avventura, nulla da dire!!!!

Valeria Ferro: Oltre a un brano di “Arcano Enigma”, il titolo che avete scelto per il docu-film (“Non cercarti fuori“) rispecchia anche la poetica di Sant’Agostino, tanto cara a Camisasca. Cosa rappresenta per voi questa frase al giorno d’oggi?

Antonello Cresti: La frase “Non cercarti fuori” (“ne te quasiveris extra” nell’originale latino) è tratta da un testo di Alfano di Salerno che trovo eccezionale. Essa riassume in tre parole tutto ciò che dovrebbe compiere un individuo. Non possiamo avere nessuna influenza positiva sul mondo se non partiamo da noi stessi, se siamo dimentichi di noi. Purtroppo tale situazione di assenza da sé, già connaturata a molti uomini è oggi artatamente amplificata dalle inumane priorità imposte dalla Società dello Spettacolo.

Francesco Paladino: Leggo Sant’Agostino tutte le sere, prima di addormentarmi. Un capitolo breve, una stilla di poesia. Le confessioni. Stile complesso, ma alla fine un indubitabile tripudio di energia. Non cercarsi fuori -oggi come oggi- è una esortazione preziosa, per non perdersi, per riamarsi, per ritrovarsi nel nostro brevissimo ma complesso cammino.

Valeria Ferro: Nonostante abbia collaborato con celebri autori della scena musicale nostrana (in primis, ricordiamo ovviamente Franco Battiato), Juri Camisasca non è certo uno dei nomi più noti e menzionati. A chi non lo conosce, volete consigliare qualche album? E ai fan di Juri, invece, volete spiegare cosa il vostro progetto audiovisivo vuole mettere in luce?

Antonello Cresti: Il debutto “La Finestra Dentro” e l’album “Te Deum” sembrano rappresentare due opposti inconciliabili ed è proprio da questa forma di dialettica interna così feroce he secondo me si dovrebbe partire, in rapida successione. In estrema sintesi riguardo al nostro progetto dico solo che Juri è un personaggio che ha una infinità di cose da dire per farci riflettere ed ispirare. Ed abbiamo questa grande opportunità che se portiamo a termine significherà soprattutto farci un regalo, per migliorare le nostre vite. Poiché di gurdjieffiani “uomini straordinari” se ne vedono sempre meno all’orizzonte… Cercheremo di rendere questa grande ricchezza del personaggi con parole, suoni e immagini nella migliore migliore!

Francesco Paladino: Il primo disco di Juri mi aveva interessato ma non l’ho amato. “Te Deum” e i seguenti sono invece miele per le mie orecchie. Si intuisce lo sforzo di Juri a ricercarsi ad un livello devozionale, spirituale, fluttuando nell’ in sè che appare una stella brillante per trovare la nostra via.  Questi dischi come TE DEUM sono la voce della nostra essenza. Basta porgere un minimo di attenzione, anche se tutto all’istante non si svelerà subito. Occorreranno vari ascolti per cogliere l’immensità latente, che trasuda un significato di umile potenza espressiva. Difficile trovare paragoni a questi livelli.

Testo tratto da PSYCANPROG

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